In quella zona il tempo era molto variabile; giornate bellissime, con un mare come l'olio, si trasformavano nel giro di un paio di ore nell'inferno, in terra e in mare. Sicuramente il 12 febbraio 1944 fu una giornata di quelle peggiori. Silvano Lippi, testimone.

Patroklou, il luogo del naufragio.

L'isola di Patroklos (nota erroneamente in Italia col nome di Goidano)



Capo Sounion è un promontorio situato sulla punta meridionale dell'Attica in Grecia, a circa 69 km da Atene.
Su di esso si trovano, in posizione suggestiva, i resti di un tempio greco dedicato a Poseidone, e di un secondo tempio dedicato ad Atena, di cui sono però conservate solo le fondazioni.
Secondo il mito sarebbe il luogo dal quale Egeo, re di Atene, si sarebbe gettato nel mare al quale venne dato il suo nome (mar Egeo). Il primo riferimento letterario è nell'Odissea di Omero: doppiando il capo, muore il nocchiero della nave di Menelao, e sulla spiaggia sottostante vengono tenuti i suoi funerali.
Il sito era frequentato sin dalla fine dell'VIII secolo a.C., come provano i rinvenimenti archeologici, ed Erodoto ci informa che nel VI secolo a.C. vi si teneva una processione, nella quale i capi ateniesi si recavano al promontorio via mare su una barca sacra. Il tempio arcaico fu probabilmente distrutto durante l'invasione di Serse dell'Attica del 480 a.C. Dopo la sconfitta persiana nella battaglia di Salamina una intera trireme nemica venne portata nel santuario e dedicata a Poseidone. Il tempio venne ricostruito in marmo probabilmente intorno al 440 a.C. Durante la guerra del Peloponneso, nel 413 a.C., il sito venne fortificato. Dominando l'Egeo ai suoi piedi, il Tempio salutava i navigatori che partivano ed arrivavano ad Atene. (Fonte: Wikipedia.org)

Il Promontorio Sacro assistette anche alla fine dell'Oria e del suo carico di vite umane.

Ricostruzione del naufragio

  • Foto 1. Presumibile posizione della nave al momento dell'impatto sulla costa sud dell'isola. Evidenziate in rosso le maniche a vento (prese d'aria) ancora riconoscibili nel relitto sul fondo marino, a circa 30 metri di profondità. In tutto sull'Oria erano quattro.
  • Foto 2 e 3. Due delle tre maniche a vento ancora riconoscibili (5 giugno 2011).
  • Foto 4. Disegno autografo del sopravvissuto Giuseppe Guarisco che il 27 ottobre del 1946 redasse un resoconto del naufragio.
  • Foto 5. L'Oria negli anni '40 (Foto di Aristotelis Zervoudis).

Testimoni greci riferiscono di aver visto nella notte del naufragio che una scialuppa con sei uomini a bordo si avvicinò all’estremità nord della spiaggia di Charakas, ma trascinata dalla burrasca si schiantò sugli scogli a pelo d’acqua presenti in quel punto.

NOTA:
Goidano, Gaidaro, Gaidano, Caidano sono italianizzazioni del nome Gaiduronisi (in greco: isola dei somarelli) che era la denominazione dell'epoca per l'isola di Patroklos.

 

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